Scrivere o narrare?

Apparentemente possono sembrare la stessa cosa, ma per me sono cose diverse. Una persona che ama scrivere, ama la scrittura e ama quindi la lingua, le sue sfumature e può scrivere anche solo per il piacere della scrittura in se stessa, ovvero per la bellezza della lingua il risultato sarà, magari, un’opera perfetta, ma un po’ noiosa.

Chi ama narrare, invece, ha una storia da raccontare e lo fa con i mezzi che conosce, io conosco la scrittura e uso quello. E se ho una storia da raccontare è perché penso che sia interessante (magari per voi non lo è, ma se io comincio a raccontarla, è perché penso lo sia) e la storia allora diventa l’elemento principale, quello che dirige tutto e anche la scrittura si piega alla storia.

Perché una storia sia affascinante deve avere ritmo, essere sempre un po’ interessante, far venire voglia al lettore di girare pagina per vedere come va a finire… per fare questo è necessario che sia scritto bene? Sì, se per scritto bene intendiamo un italiano corretto e uno stile adatto al tema raccontato, quindi è importante che ci sia un buon ritmo, che i caratteri dei personaggi siano ben tratteggiati, credibili, affascinanti, ma al tempo stesso leggermente (in)credibili… una storia coinvolgente e un finale che non ti aspetti… poi in ogni storia però c’è qualcosa di vero, qualcosa che viene preso dalla storia reale dell’autore… in “E un elfo li radunò…”, come vi dicevo c’è tutto il vissuto della mia amicizia con alcune persone quindi c’è una parte importante della mia vita, ma la vita alle volte può essere anche noiosa quindi quando racconti una storia ti concentri sulle parti più interessanti e funzionali, le parti più ordinarie invece le tralasci o le sublimi trasformandole, altrimenti il rischio è quello di addormentare, invece di interessare, il lettore.

Le storie hanno dei canoni, qualcuno li chiamerebbe cliché, ad esempio il fatto che in una storia ci sia un protagonista è un canone o un cliché necessario, ma anche se qualcuno pensa che i cliché siano negativi io credo di no. Io penso che dipenda molto da come li usi, se li sai usare bene sono una risorsa non indifferente perché permettono ai lettori di entrare subito in empatia con una storia e allo scrittore di concentrarsi su altri aspetti. Sono tutte scelte legate all’autore, ma un autore bravo, cioè uno che ha talento sa scrivere una buona storia proprio utilizzando i canoni, non uscendo da essi (di solito chi dice di uscire dai canoni non fa altro che ricaderci dentro).

“E un elfo li radunò…” com’è in fatto di canoni e cliché? Allora, vi avviso già che ne è pieno, infatti c’è l’eroe, anzi c’è il gruppo di eroi, c’è una ricerca, c’è un mondo da salvare, ci sono delle belle donne, ci sono amori e battaglie, c’è un cattivo, ma cattivo cattivo, c’è la magia e molto altro ancora che avete già sentito, ma…

…ma tutto questo viene utilizzato per raccontare una storia dove gli eroi forse non sono proprio così eroi, dove c’è qualcosa di più importante di un mondo da salvare, dove il cattivo non viene combattuto per essere sconfitto, dove i sogni diventano realtà e la realtà è controllata da qualcun altro…

Tutto questo per stupirvi, interessarvi, coinvolgervi? No, sostanzialmente no, per raccontare una storia, una storia di amicizia che sono convinto vi stupirà, vi coinvolgerà e vi interesserà fino al punto di chiedervi cosa accadrà quando un elfo li radunò…

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