Archivi del mese: maggio 2013

Festival Biblico su Fantasy Magazine

Vi segnalo questo articolo di Fantasy Magazine http://www.fantasymagazine.it/notizie/19197/parlare-di-tolkien-e-di-elfi-al-festival-biblico/ che parla dell’incontro che ci sarà domani in Feltrinelli a Verona su Tolkien e la Bibbia e dove avrò anche l’occasione di parlare del mio romanzo “E un elfo li radunò…” spero sia anche l’occasione di conoscere qualcuno di voi.

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Un saluto da Pandino e un evento a Verona

Ciao a tutti, domenica sono stato al Fantasy Festival Book di Pandino, una bella manifestazione organizzata da Linee Infinite che mi ha permesso di fare nuove conoscenze o di rivederne di vecchie e questo vedrete che si noterà anche su questo blog prossimamente… intanto vi segnalo questo interessante evento che si terrà a Verona il 1 giugno, anche se è in concomitanza al Festival Biblico dove sarò impegnato a tempo pieno e quindi impossibilitato a partecipare ve lo segnalo perché mi sembra proprio bello. Inoltre vi segnalo anche a pagina Facebook dell’evento è: https://www.facebook.com/AlCastelloUnSognoDEstate?fref=ts La pagina della compagnia organizzatrice dell’evento: http://www.doppiosoldo.it/ e la pagina di un’altra compagnia: https://www.facebook.com/CompagniadellaGinestra?fref=ts

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Intervista a Silvia Marchesini

– Ciao Silvia, noi ci siamo incontrati per la prima volta a Lodi Vecchio all’interno di una conferenza sul Fantasy, ma non c’è stato molto tempo per parlare allora ne approfitto adesso e ti chiedo, se ti va, di presentarti brevemente per chi ci legge? Magari parlandoci di Silvia e di Silvia scrittrice, se c’è una differenza?

Marchesini_Silvia Curiosa questa domanda… non avevo mai pensato a differenziare la donna single, che vive in un remoto angolo dell’Appennino, che fa un lavoro che non c’entra nulla con le sua passioni, dalla donna scrittrice, che poi è anche quella che legge e sogna… Pensandoci, non credo ci sia differenza.  La fantasia è parte integrante della mia vita, è ciò che mi fa andare avanti, che mi aiuta a sorridere e sopportare. Qualcuno la scambia per superficialità, ma non potrebbe esserci nulla di più sbagliato. Per me non è facile definirmi e ti dirò che non mi piace neppure tanto. Odio le etichette, i giudizi, i confini obbligati entro cui relegare una personalità che invece ha tante sfaccettature e tanta voglia di conoscere, emergere, migliorare…

 

– Rimaniamo su Silvia scrittrice, ti va di presentarci il tuo romanzo?

Il mio romanzo racconta la storia di una ragazza qualunque, che vive e lavora in un rifugio di montagna, sulla riva del più bel lago dell’Appennino Parmense. Frida è romantica e sognatrice, ama i libri e le passeggiate e proprio durante una di queste, farà un incontro che la cambierà la vita. Si ritroverà catapultata nel mondo delle creature fatate, creature che fino a quel momento aveva conosciuto solo sui libri e con cui ora invece è costretta a confrontarsi. Diviene infatti vittima di un gioco crudele, di cui lei è impotente pedina, ma anche chiave fondamentale, un gioco a cui non può sottrarsi, pena la morte e il cui scopo è quello di proteggere dal caos quei luoghi che lei tanto ama. Durante il gioco, Frida incontrerà Blaidd, misterioso essere fatato di straordinaria bellezza, di cui si innamorerà suo malgrado e che la affiancherà nel suo difficile compito.prima_del_solstizio_dinverno_copertina

Prima del Solstizio d’Inverno è una magica avventura, una storia d’amore e un viaggio attraverso gli ostacoli e le paure che si nascondono dentro tutti noi.

 

– Uno degli aspetti che mi aveva molto colpito già a Lodi Vecchio è il tuo lavoro di ricerca sulle leggende nostrane per inserirle nella tua storia. Mi ha molto incuriosito perché ho già incontrato in passato realtà letterarie dove si sventolava l’uso di leggende italiane, ma in realtà si trattava semplicemente di sostituire un termine con un altro (ad esempio al posto di un mostro col nome anglosassone, ne avevi uno col nome italiano, ma poi non cambiava null’altro), che cosa incontra invece chi si appresta a leggere “Prima del solstizio d’inverno”?

Ti posso assicurare che le leggende riguardanti il mio Appennino sono del tutto autentiche. Nel libro ci sono anche elementi di mitologia nordica e medio orientale, ma tutto ciò che riguarda il territorio in cui il libro è ambientato, è tratto dalla tradizione orale degli abitanti locali. Dalla figura del Pastore dei Lupi al Buffardello, dai rimedi contro gli spiriti maligni ai luoghi descritti  e alle storie su lupi e streghe, tutto è riconducibile a leggende e tradizioni ben documentate. E nel prossimo libro, gli elementi saranno in numero ancora maggiore.

 

– Il genere Fantasy presenta oggi, molti sottogeneri etichettati in maniera abbastanza precisa, il tuo romanzo possiamo chiamarlo un Urban Fantasy, credi che questa sia una reale  necessità o un vezzo del nostro tempo che ha bisogno di dare un’etichetta a tutto?

Come dicevo prima, io detesto le etichette, ma sembra che al giorno d’oggi siano indispensabili. Se proprio vogliamo classificare il mio libro, chiamiamolo pure Urban Fantasy, ma solo perché è ambientato nel mondo reale e non in un mondo altro, perché di “urbano” nel mio libro c’è ben poco! Se non fosse troppo riduttivo, io preferirei definirlo una moderna favola appenninica.

 

– Qual è il tuo approccio alla scrittura?

Se con questa domanda intendi sapere come ho cominciato a scrivere, devo risponderti che non lo so. Per quanto ricordo, io scrivo da sempre. Racconti, diari, poesie, lettere… quando ero un’adolescente, ogni occasione era buona per mettermi a scrivere. Poi crescendo, mi sono persa per un po’, ma per fortuna ho ritrovato la strada e soprattutto ho trovato il coraggio di concretizzare il sogno di scrivere un romanzo. Prima ho studiato un po’, ho fatto qualche corso e poi ho messo a frutto la mia fantasia e la mia esperienza di lettrice. Ora ho ricominciato a scrivere ogni volta che ne ho l’occasione, con la differenza che non lo faccio più a caso, ma ho una traccia da seguire.

 

– Per te scrivere è una necessità, o un modo per emergere? E’ voglia di raccontare una storia o ricerca della bella scrittura? E’ desiderio di condividere un’emozione o la ricerca di un’emozione?

Io scrivo perché mi piace moltissimo, perché se sto un po’ senza farlo, ne sento la mancanza. Non sono particolarmente interessata a mettermi in mostra; certo, i riconoscimenti e le soddisfazioni personali sono piacevoli e fanno bene alla mia autostima e la pubblicazione del mio primo romanzo è stata una delle più belle esperienze della mia vita, ma credo che tutto ciò non sia il fine ultimo della scrittura. Io scrivo per raccontare una storia agli altri e per il piacere di rileggerla anche solo a me stessa, scrivo per sfogare le emozioni e per regalarne a chi mi legge, scrivo per scappare da una realtà molto spesso sconfortante e soprattutto scrivo perché mi diverto.

 

Ti ringrazio per la tua disponibilità e ti auguro ogni fortuna editoriale, ma sopratutto tante soddisfazioni personali.

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Intervista a Davide Truzzi

– Ciao Davide, noi ci siamo incontrati a Lodi vecchio in occasione di una conferenza sul Fantasy cui abbiamo partecipato come autori di Linee Infinite. Ti va di presentarti brevemente per chi ci legge?

 

Davide Truzzi

Ciao, innanzitutto ti ringrazio per questo spazio, fa sempre piacere.Sono nato nel 1985 e lavoro come programmatore software. Purtroppo ho più passioni del tempo che ho a disposizione per coltivarle, quindi faccio il possibile per seguire tutto ciò che mi interessa, in particolare la scrittura (ovviamente), la fotografia (specialmente a eventi e concerti metal) e il tiro a segno.

Quanto agli aspetti artistico/culturali, sono interessato specialmente di storia e letteratura degli ultimi due secoli.

 

 

– “In nomine Patris” è il tuo primo romanzo, se non sbaglio, ce ne parli brevemente?

In nomine Patris è un fantastico molto particolare, ambientato in un complesso universo dei morti. Narra di una guerra indetta (ma non voluta) da Dio, in cui sono coinvolti otto mondi diversissimi per cultura, storia e tecnologia, mentre i guerrieri che provengono da questi mondi, sacrificati in vita per poter combattere nell’aldilà, sono dotati di personalità e comportamenti peculiari, specchio del loro passato e del mondo da cui provengono. Ne è uscita un’opera strana, in cui si possono trovare elementi di diversi generi: dal fantastico puro alla fantascienza, passando per l’horror, il gotico e persino per la letteratura classica e moderna.

 

– Ricordo che tra le influenze che hai citato per il tuo romanzo a Lodi Vecchio c’era sicuramente “Così parlò Zarathustra” di Nietzsche, ma anche l’immaginario di Lovecraft (e infatti è la prima cosa che ho pensato quando ho visto la copertina del tuo romanzo), quali altre suggestioni ti hanno guidato nella scrittura di questo volume?

In Nomine Patris

Da sempre il gotico, l’horror e tutta la parte “oscura” della letteratura mi affascina e mi influenza.L’opera di Nietzsche esula, ovviamente, ma la cito spesso come esempio per spiegare l’architettura e i temi di In nomine Patris, che condivide alcune caratteristiche dello Zarathustra, specialmente la divisione dei capitoli in episodi, ognuno dei quali cela un preciso significato metaforico e si rifà a una più generale allegoria. Di certo, leggendo il romanzo, credo che salti all’occhio uno stile ricercato e “retrò” che devo alle opere di Poe e del decadentismo d’Annunziano; questi sono e restano i miei modelli di “bella prosa”, e trovo di scarso interesse lo stile contemporaneo e le sue eccessive regole di scrittura, vere e proprie catene ai polsi dell’espressività ormai spacciate quasi come leggi bibliche. L’obiettivo che mi prefiggo è quello di recuperare, in ottica moderna, l’espressività e la poetica degli autori del passato.

 

– E. A. Poe e H. P. Lovecraft sono tra i miei autori preferiti, inoltre, essendo laureato in Storia delle Religioni, il tuo romanzo mi ha affascinato sin da subito. Qual è stata la parte più difficile per te nello scrivere “In nomine Patris”? L’inventare i vari Pantheon, lavorare sullo stile che cercavi di creare o qualcosa d’altro?

Sorprendentemente, per quanto complesso e approfondito, lo sviluppo “architetturale” del mio aldilà non è stato difficile di per sé. Fin da piccolo ho sempre immaginato vasti mondi alieni e realtà alternative, inoltre il concetto stesso dell’aldilà mi ha sempre affascinato. Ideare il Creato di In nomine Patris è stato un lavoro impegnativo, certo, ma le maggiori difficoltà le ho incontrate con i personaggi, nessuno dei quali stereotipato, e nel simbolismo nascosto dietro ogni avvenimento, anche il più piccolo e apparentemente insignificante.

 

– “In nomine Patris” vuol essere solo un romanzo di evasione o mira a qualcosa di più?

Trovo che la scrittura debba essere un veicolo di concetti e idee, specialmente quella fantastica. Non amo la letteratura d’intrattenimento fine a se stessa e, anzi, tendo a fare molta filosofia nelle mie opere. Come amo ripetere spesso, se non si ha nulla da dire non si ha nemmeno nulla da scrivere.

Mi rendo conto che, specialmente in un ambiente come quello del fantastico italiano, questa mia visione incontri scarso interesse o, peggio, sia apertamente osteggiata, ma è un ideale che porto avanti con orgoglio, e per fortuna non da solo.

 

– Qual è il rapporto dei tuoi personaggi con la Fede e qual è l’immagine di Dio o degli dei che emerge dal tuo romanzo che, almeno nel titolo, inevitabilmente, richiama la religione cristiana?

Devo ammettere che hai toccato un tasto molto particolare e controverso.

Di certo i riferimenti alla religione non mancano, in particolare a quella cristiana: il mio pantheon di dèi è un continuo riferimento a varie entità religiose, dal Dio cristiano allo Jahvè ebraico, passando per i titani della grecia classica, i culti pagani e persino alcuni santi cattolici. Non si tratta di un minestrone religioso, ma della trasposizione del mio pensiero in forma metaforica. Gli stessi personaggi “mortali”, trovandosi davanti a una realtà che non sempre si adatta ai loro rispettivi culti, reagiscono in modo profondamente diverso alla rivelazione dell’aldilà e delle sue regole: C’è chi non se ne cura, chi perde la fede, chi cerca giustificazioni e riferimenti occulti pur di continuare a credere allo stesso Dio che aveva in vita, e chi mantiene inalterata la propria opinione nei confronti di Dio e del destino.

Il compito di esprimere il mio pensiero, giusto o sbagliato che sia, l’ho consegnato alle loro parole e alle loro azioni. Di certo, comunque, ciò che resta non è l’immagine a cui siamo culturalmente abituati.

 

– Venendo ora al Fantastico e più in particolare al Fantasy sappiamo che, sopratutto oggi, ne esistono molti sottogeneri etichettati in maniera abbastanza precisa, credi che questa sia una reale  necessità o un vezzo del nostro tempo che ha bisogno di dare un’etichetta a tutto?

Trovo che il compito del genere sia quello di focalizzare il contenuto di un’opera, racchiudendolo entro determinati canoni che ne escludono altri. L’esistenza dei generi è sacrosanta quanto il diritto dei lettori di scegliere cosa gli piace leggere e cosa no. Esiste però un limite oltre al quale il genere e i suoi sottogeneri finiscono per diventare eccessivi e finanche pacchiani; voler trovare a tutti i costi una definizione per un romanzo cercando di imbrigliare il genere principale, l’atmosfera, i contenuti in una “targa” a volte sconfina nel ridicolo (si potrebbe scrivere un “dark epic urban fantasy”?).

Curiosamente, tra l’altro, questa è una tendenza che noto anche nel mondo della musica metal, e da appassionato la cosa non mi fa affatto piacere.

 

– In generale che opinione ti sei fatto del mercato editoriale italiano e dei lettori italiani? C’è ancora speranza per un giovane esordiente o bisogna rassegnarsi a rimanere in un mercato di nicchia?

Abbastanza negativa, devo ammettere. Un esordiente fa fatica a prescindere, e ne fa ancora di più quando tenta di proporre qualcosa di forte e provocatorio, lontano dalle mode del mainstream, che vede soltanto autori privi di talento emergere come pure trovate commerciali. E la piccola editoria, invece di essere la fucina di novità e talenti, di dare spazio a voci davvero fuori dal coro, preferisce inseguire i trend creati a tavolino dai big sperando di brillare di luce riflessa. I piccoli editori dovrebbero avere più coraggio e capire che l’unico modo per sopravvivere è quello di ricercare l’alta qualità, così da farsi un nome tra i veri appassionati, e non cercare di pescare nella massa dei “lettori da ombrellone”, che sì e no comprano libri tra il banco frigo e quello degli accessori per la casa. Del resto, l’eccellenza di nicchia dei medio/piccoli è, da sempre, la base del sistema economico italiano.

 

– Che peso hanno, secondo te, per uno scrittore oggi le opinioni, i commenti, le recensioni che si possono avere in rete. Possono decretare un successo o un flop o sono più da “non ti curar di loro, ma guarda e passa”?

Quando l’intento letterario è quello di affrontare tematiche forti e tabù culturali, di colpire nell’animo, si è fatalmente volti alla ricerca del dibattito intellettuale, della critica e, perché no, allo scontro ideologico. Il problema che oggi si affronta, purtroppo, è proprio quello di trovare un interlocutore in grado tanto di capire e di controbattere sullo stesso piano, avviando una discussione vera sull’opera e sui temi che tratta.

Ottenere una critica competente e costruttiva sta diventando parecchio difficile, soprattutto per colpa del dilettantismo che dilaga in rete, e che troppo spesso viene preso per oro colato. Ho l’impressione che troppe persone si improvvisino blogger e recensori senza poter vantare una solida base culturale, o peggio, leggano con la matita rossa pronta all’uso, non per capire lo scrittore ma per il gusto di scovare più errori possibile misurati secondo un metro, spesso, ottuso e prevenuto, guidato dall’invidia verso chi è riuscito a pubblicare con una CE. Altri “disastri”, purtroppo, arrivano da siti come Anobii e Goodreads, pieni di recensioni di scambio e valutazioni al limite della schizofrenia.
Insomma, sarebbe bene non farsi condizionare troppo da qualsiasi recensione di un’opera, ma valutare prima di tutto l’attendibilità di chi l’ha scritta.

 

Ti ringrazio per la tua disponibilità e ti auguro ogni fortuna editoriale, ma sopratutto tante soddisfazioni personali.

Ricambio con riconoscenza, saluti!

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Pandino Fantasy Books

PandinoVorrei invitarvi il 26 maggio al Pandino Fantasy Books, dove alle 17, insieme ad altri autori di Linee Infinite parlerò di “E un elfo li radunò…”, questo è il sito del Pandino Fantasy Books dove troverete il programma completo. Non mancate perché è davvero un piccolo evento.

 

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