Intervista a Silvia Marchesini

– Ciao Silvia, noi ci siamo incontrati per la prima volta a Lodi Vecchio all’interno di una conferenza sul Fantasy, ma non c’è stato molto tempo per parlare allora ne approfitto adesso e ti chiedo, se ti va, di presentarti brevemente per chi ci legge? Magari parlandoci di Silvia e di Silvia scrittrice, se c’è una differenza?

Marchesini_Silvia Curiosa questa domanda… non avevo mai pensato a differenziare la donna single, che vive in un remoto angolo dell’Appennino, che fa un lavoro che non c’entra nulla con le sua passioni, dalla donna scrittrice, che poi è anche quella che legge e sogna… Pensandoci, non credo ci sia differenza.  La fantasia è parte integrante della mia vita, è ciò che mi fa andare avanti, che mi aiuta a sorridere e sopportare. Qualcuno la scambia per superficialità, ma non potrebbe esserci nulla di più sbagliato. Per me non è facile definirmi e ti dirò che non mi piace neppure tanto. Odio le etichette, i giudizi, i confini obbligati entro cui relegare una personalità che invece ha tante sfaccettature e tanta voglia di conoscere, emergere, migliorare…

 

– Rimaniamo su Silvia scrittrice, ti va di presentarci il tuo romanzo?

Il mio romanzo racconta la storia di una ragazza qualunque, che vive e lavora in un rifugio di montagna, sulla riva del più bel lago dell’Appennino Parmense. Frida è romantica e sognatrice, ama i libri e le passeggiate e proprio durante una di queste, farà un incontro che la cambierà la vita. Si ritroverà catapultata nel mondo delle creature fatate, creature che fino a quel momento aveva conosciuto solo sui libri e con cui ora invece è costretta a confrontarsi. Diviene infatti vittima di un gioco crudele, di cui lei è impotente pedina, ma anche chiave fondamentale, un gioco a cui non può sottrarsi, pena la morte e il cui scopo è quello di proteggere dal caos quei luoghi che lei tanto ama. Durante il gioco, Frida incontrerà Blaidd, misterioso essere fatato di straordinaria bellezza, di cui si innamorerà suo malgrado e che la affiancherà nel suo difficile compito.prima_del_solstizio_dinverno_copertina

Prima del Solstizio d’Inverno è una magica avventura, una storia d’amore e un viaggio attraverso gli ostacoli e le paure che si nascondono dentro tutti noi.

 

– Uno degli aspetti che mi aveva molto colpito già a Lodi Vecchio è il tuo lavoro di ricerca sulle leggende nostrane per inserirle nella tua storia. Mi ha molto incuriosito perché ho già incontrato in passato realtà letterarie dove si sventolava l’uso di leggende italiane, ma in realtà si trattava semplicemente di sostituire un termine con un altro (ad esempio al posto di un mostro col nome anglosassone, ne avevi uno col nome italiano, ma poi non cambiava null’altro), che cosa incontra invece chi si appresta a leggere “Prima del solstizio d’inverno”?

Ti posso assicurare che le leggende riguardanti il mio Appennino sono del tutto autentiche. Nel libro ci sono anche elementi di mitologia nordica e medio orientale, ma tutto ciò che riguarda il territorio in cui il libro è ambientato, è tratto dalla tradizione orale degli abitanti locali. Dalla figura del Pastore dei Lupi al Buffardello, dai rimedi contro gli spiriti maligni ai luoghi descritti  e alle storie su lupi e streghe, tutto è riconducibile a leggende e tradizioni ben documentate. E nel prossimo libro, gli elementi saranno in numero ancora maggiore.

 

– Il genere Fantasy presenta oggi, molti sottogeneri etichettati in maniera abbastanza precisa, il tuo romanzo possiamo chiamarlo un Urban Fantasy, credi che questa sia una reale  necessità o un vezzo del nostro tempo che ha bisogno di dare un’etichetta a tutto?

Come dicevo prima, io detesto le etichette, ma sembra che al giorno d’oggi siano indispensabili. Se proprio vogliamo classificare il mio libro, chiamiamolo pure Urban Fantasy, ma solo perché è ambientato nel mondo reale e non in un mondo altro, perché di “urbano” nel mio libro c’è ben poco! Se non fosse troppo riduttivo, io preferirei definirlo una moderna favola appenninica.

 

– Qual è il tuo approccio alla scrittura?

Se con questa domanda intendi sapere come ho cominciato a scrivere, devo risponderti che non lo so. Per quanto ricordo, io scrivo da sempre. Racconti, diari, poesie, lettere… quando ero un’adolescente, ogni occasione era buona per mettermi a scrivere. Poi crescendo, mi sono persa per un po’, ma per fortuna ho ritrovato la strada e soprattutto ho trovato il coraggio di concretizzare il sogno di scrivere un romanzo. Prima ho studiato un po’, ho fatto qualche corso e poi ho messo a frutto la mia fantasia e la mia esperienza di lettrice. Ora ho ricominciato a scrivere ogni volta che ne ho l’occasione, con la differenza che non lo faccio più a caso, ma ho una traccia da seguire.

 

– Per te scrivere è una necessità, o un modo per emergere? E’ voglia di raccontare una storia o ricerca della bella scrittura? E’ desiderio di condividere un’emozione o la ricerca di un’emozione?

Io scrivo perché mi piace moltissimo, perché se sto un po’ senza farlo, ne sento la mancanza. Non sono particolarmente interessata a mettermi in mostra; certo, i riconoscimenti e le soddisfazioni personali sono piacevoli e fanno bene alla mia autostima e la pubblicazione del mio primo romanzo è stata una delle più belle esperienze della mia vita, ma credo che tutto ciò non sia il fine ultimo della scrittura. Io scrivo per raccontare una storia agli altri e per il piacere di rileggerla anche solo a me stessa, scrivo per sfogare le emozioni e per regalarne a chi mi legge, scrivo per scappare da una realtà molto spesso sconfortante e soprattutto scrivo perché mi diverto.

 

Ti ringrazio per la tua disponibilità e ti auguro ogni fortuna editoriale, ma sopratutto tante soddisfazioni personali.

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