Archivi del mese: luglio 2013

E se la recensione è positiva?

Goditela, sii contento, te la sei meritata. E poi segnalala ai tuoi amici, condividila, falla girare. Sii felice perché il tuo lavoro, la tua fatica, la tua opera ha avuto il suo riconoscimento. Questo è importante, forse è anche uno dei motivi per cui hai iniziato a scrivere, ed è bello. Poi però ricordati sempre che tutto ciò che hai fatto, aver scritto un libro, aver ricevuto delle recensioni positive non ti rende in nulla e per nulla migliore degli altri. Siamo tutti nello stesso mondo e siamo tutti diversi, nessuno migliore o peggiore, ma diversi… quindi non montare mai in superbia, conservati sempre umile, ma umile veramente, non umile di facciata… solo così sarai davvero libero, anche dalla scrittura e potrai goderti appieno questo piccolo momento di felicità… ho detto forse una cosa banale? Può essere, ma è una di quelle cose che spesso ci dimentichiamo ed è bene invece ricordarselo…

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Intervista a Marta Leandra Mandelli

Ciao a tutti, intanto volevo ringraziarvi per la bella esperienza di ieri a Trezzo sull’Adda, c’era tanta gente, un bellissimo posto e presentare il mio libro in compagnia di Giuseppe Pasquali è stato non solo un piacere, ma anche un onore. Ieri a Trezzo ho visto sempre con piacere i libri di Marta Leandra Mandelli che oggi è ospite del nostro piccolo spazio dedicato agli altri autori (molto spesso si dice che noi autori siamo troppo competitivi e coltiviamo solo il nostro orticello, io non so bene cosa fanno gli altri, ma sicuramente non è il mio caso. Come dico sempre io sono competitivo solo se sono in una gara, altrimenti sono molto contento dei successi degli altri come fossero i miei).

 

– Ciao Marta, noi ci siamo incontrati per la prima volta a Pandino, in occasione  della seconda edizione del Pandino Fantasy Festival, dove ho potuto assistere alla presentazione del tuo romanzo Oltremondo: L’orizzonte delle dimensioni uscito per Edizioni PerSempre, ma non c’è stato molto tempo per parlare allora ne approfitto adesso e ti chiedo, se ti va, di presentarti brevemente per chi ci legge? Magari parlandoci di te come persona e di te come scrittrice, se c’è una differenza qual è?

Ciao Davide, piacere di ritrovarti dopo Pandino!

La passione per la lettura mi ha avvicinata ai libri fin da piccolina. Ho iniziato con Agatha Christie e successivamente mi sono innamorata del genere fantastico, anche fantascientifico. Mi piacciono le storie, sono più che altro una lettrice di narrativa.

Marta Leandra Mandelli

Marta Leandra Mandelli

Il “colpo di fulmine” per la scrittura è avvenuto solo di recente: ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo, nonché primo volume della saga di Oltremondo, nel 2009. Da quel momento, è come se fossi entrata in un nuovo mondo, che si ingrandiva ogni volta che vi dedicavo un pensiero, o anche solo un’allusione. La mia creatività è in divenire, così come il mio percorso in questa avventura è solo all’inizio. Ciò nonostante, al momento ho pubblicato i primi due capitoli della mia saga e ho un altro romanzo in valutazione, nonché qualche articolo per Kultural.eu e un racconto di fantascienza per La Mela Avvelenata. Ne sono molto felice e spero di andare avanti a “lasciarmi andare” e immaginare nuovi intrecci. La scrittura fa parte di me, anche se ha il suo costo in termini di tempo, fatica e paranoie, ma è una parte che mi tengo stretta. Adoro il momento in cui attorno a me non c’è più la realtà come siamo soliti concepirla, e mi ritrovo nelle ambientazioni che mi sono tante care.

 

– Ti va ora di presentarci il tuo romanzo che, se non sbaglio, è già al suo secondo volume?

Il ciclo di Oltremondo al momento consta di due romanzi consecutivi: Petali di rosa e fili di ragnatela e L’orizzonte delle Dimensioni. È affine al genere urban fantasy, in cui l’azione si svolge in parte in versioni alternative di Milano, e in parte a Oltremondo che al contrario è uno scenario propriamente fantasy. La saga è incentrata su Siobhan, la protagonista, e soprattutto all’inizio segue passo passo ciò che le accade. Siobhan non è una ragazza come le altre, e la scoperta di possedere doti magiche e di provenire da un’altra dimensione sconvolgono la sua vita, ma non solo. Infatti anche Rowan e Ian, i suoi migliori amici, e Adrian, il ragazzo di cui si innamora perdutamente, condividono lo stesso destino. Oltremondo, la dimensione che regge le sorti dell’universo, è in pericolo e i ragazzi devono tornare e affrontare una guerra all’ultimo sangue, in cui la magia detta le sorti del futuro. Tuttavia, affrontare il Traditore non è la prova più difficile: a Oltremondo li aspetta la loro vera identità e la scoperta di se stessi li condurrà in un vortice di tensione e disincanto. L’avventura non è fatta solo di combattimenti e rivelazioni, ma anche di ciò che accade nell’intimo dei personaggi, attraverso le loro emozioni e la presa di coscienza di quale sia il loro posto nel mondo.

Il primo romanzo conclude l’inizio della saga, ma resta aperto per il seguito che, a sua volta, prelude al terzo e

Petali di rosa e fili di ragnatela

Petali di rosa e fili di ragnatela

conclusivo romanzo. L’orizzonte delle Dimensioni conduce i protagonisti in un viaggio attraverso alcuni dei mondi possibili, alla ricerca di alleati e manufatti magici. Lo stesso vale per gli antagonisti, che si preparano a vendicare i “torti” subiti. Questo capitolo, come suggerisce il titolo, fonde fantasy e fantascienza: mi sono divertita a immaginare altre versioni di Milano, in cui questa volta la città può essere una metropoli del futuro o addirittura una città distrutta. Tra fantasia e realtà, si scoprono nuovi dettagli di Oltremondo e dei misteri che ancora avvolgono l’intera vicenda. Sia i protagonisti che gli antagonisti sono messi a dura prova e non sempre i confini sono netti. È solo grazie alla forza d’animo che possono lottare per ciò che sta loro a cuore.

Quando sembra che la storia volga verso la pace e la concreta possibilità di un futuro felice, accade l’irreparabile e… il lettore dovrà pazientare fino al prossimo romanzo! Scherzi a parte, non è facile raccontare Oltremondo in due parole, specialmente L’orizzonte delle Dimensioni. Ho volutamente introdotto molti argomenti e riflessioni, tra cui la paura, l’amore, l’amicizia, l’inganno, la follia e alcune tematiche ambientalistiche. Sono romanzi che si prestano a livelli di lettura oltre alla trama e che danno ampio spazio al carattere dei personaggi.

– Qual è stata e qual è la tua esperienza col mondo editoriale italiano? Io ho avuto l’impressione che ci sia molta autoreferenzialità, sei d’accordo con me?

Il nostro paese sta attraversando un periodo di grande difficoltà, non solo economica; il mondo editoriale si inscrive perfettamente in questo ambito. Stiamo attraversando un momento di grandi cambiamenti, in cui ognuno cerca di tenersi stretto il proprio pezzetto di mondo. In senso generale, abbiamo creato una società di arroganti, di persone che si beano di titoli e nomi che non contano nemmeno la metà di dieci anni fa e che, spesso e volentieri, non sono indice dell’eccellenza che millantano. Per contro, tornando al discorso letterario, spesso e volentieri le abilità artistiche, o presunte tali, non fanno che alimentare un’autostima a caccia di consenso. A volte, gli scrittori dimenticano che il loro lavoro si fonda sulla comunicazione, sulla condivisione di un’idea, e non solo sull’euforia che suscita la creazione di qualcosa che non esiste.

Credo che una riflessione sul mondo dell’editoria dovrebbe comprendere anche la deriva che sta prendendo il nostro sistema scolastico, che fatica a tenere il passo con i tempi.

Finché continueremo a credere che il piacere della lettura sia solo per i “nerd” e che la cultura sia solo noiosa, la crisi del sistema non passerà mai e chi ci rimetterà alla fine saremo solo noi.

 

– Nella tua presentazione a Pandino sono due gli aspetti che mi hanno colpito favorevolmente: l’estetica e la tua visione dell’amore. La prima perché non è un elemento che si ritrova comunemente negli scrittori che parlano dei propri romanzi e la seconda perché è la prima volta che sento parlare di amore in una maniera diversa da quella che comunemente ci viene presentata e che è molto simile a “Va’ dove ti porta il cuore”. Mentre l’amore di cui parlavi tu mi sembrava qualcosa di molto più serio e maturo. Ho sbagliato io a cogliere questi aspetti o sono realmente aspetti importanti del tuo romanzo? E se sì in che modo?

Sono assolutamente due aspetti molto importanti della saga. Riguardo all’estetica, mi è stato fatto notare che i miei personaggi sono tutti belli: ebbene sì, è proprio così e sarà lo stesso nell’inedito al momento in valutazione. La bellezza è una componente fondamentale nella storia dell’uomo, che continua a cercarla attraverso l’arte e la cura personale. La bellezza è attraente e spesso coincide con un’armonia delle parti che riverbera tutto attorno. Nella mia saga va di pari passo con il senso del meraviglioso, che i miei protagonisti provano a esempio per i loro innamorati, per la manifestazione della magia, per gli scenari o le architetture che mi sono divertita a immaginare.

L'Orizzonte delle dimensioni

L’Orizzonte delle dimensioni

L’amore è un’altra componente fondamentale e ho cercato di proporla sotto diversi aspetti. In senso più generale, la sfera affettiva è molto importante nelle nostre vite: da qui l’esigenza di darle rilevanza. Nel caso di Siobhan e Adrian, siamo nell’ambito del primo amore, appassionato e romantico. È l’amore puro, che sconvolge e in nome del quale nessun sacrificio è troppo grande. Accanto a questo tipo di amore, ho affiancato anche quello “sbagliato”: nasce dall’ossessione e travia la purezza in un sentimento morboso e negativo.

L’amore è anche il legame che intercorre tra esseri affini: i miei protagonisti sono molto uniti e la loro felicità dipende dalla felicità di tutti. Questo è il senso di amicizia che ho cercato di rendere.

Inoltre, esiste anche l’amore per tutti gli esseri viventi: Siobhan ha il dono di percepire la Vita e questo la unisce a filo doppio con essa, in tutte le sue manifestazioni. Non esiste benessere in un mondo distrutto, non esiste un futuro laddove la morte lascia un segno irrimediabile. Siobhan prova amore per il Creato e avverte la fortissima necessità di prendersene cura.

 – Il genere Fantasy presenta oggi molti sottogeneri etichettati in maniera abbastanza precisa, il tuo romanzo sotto quale etichetta rientrerebbe? E credi che questa sia una reale necessità o un vezzo del nostro tempo che ha bisogno di dare un’etichetta a tutto?

Come dicevo, inscriverei la saga di Oltremondo nel genere urban fantasy, tenendo presente del cross over con il fantasy classico e con la fantascienza. Credo che ultimamente si stia diventando un po’ ossessivi con le etichette, soprattutto quando si tratta di determinare se un romanzo è per ragazzi o per tutte le età. Sono consapevole che il regno del fantastico è molto vasto e, in qualche modo, bisogna pur orizzontarsi, ma a volte affibbiare una determinata categoria è svilente. Forse la penso così anche perché fatico a ridurre i miei romanzi al solo genere urban fantasy.

 – Per te scrivere cos’è? Una necessità, o un modo per emergere? Voglia di raccontare una storia o ricerca della bella scrittura? Desiderio di condividere un’emozione o la ricerca di un’emozione?

Su questa domanda si può scrivere un trattato!

Innanzitutto, scrivere per me parte da un’emozione, in genere riguardante il piacere di una storia o il senso di meraviglioso che provo quando mi viene in mente uno scenario. L’euforia del momento in cui “si accende la lampadina” e come per magia si srotola una nuova avventura è al limite dello stupefacente, nel senso chimico dell’accezione. Non mi stupirei se scoprissero che scrivere stimola la produzione di endorfine o chissà cos’altro! Quando la storia prende forma e diventa romanzo, condividerla diventa una necessità, almeno per me. Il mio editore mi ha fatto notare una bellissima metafora ideata dal mio scrittore preferito: S. King, nel suo romanzo L’ombra dello scorpione, crea il personaggio di un giovane sordomuto, la cui unica possibilità per comunicare è la scrittura. Penso che questo riassuma perfettamente la mia necessità di scrivere. Certo, costa fatica e ore di dedizione, ma mi sono accorta che quando sto lontana per più di un paio di settimane, ne sento la mancanza. Per il momento, ho sperimentato sulla mia pelle l’esigenza di scrivere: quando finii Petali di rosa e fili di ragnatela credetti erroneamente di prendere una piccola pausa. La settimana dopo stavo scrivendo il prologo del seguito. Terminato L’orizzonte delle Dimensioni accadde una cosa analoga: dopo pochi giorni mi sognai un episodio del nuovo romanzo, che nulla ha a che vedere con la saga di Oltremondo. La mattina seguente ero alle prese con il prologo… e così via! Per quanto stenti ancora a crederlo e rimanga a bocca aperta ogni volta che succede, credo che ci sia dentro di me un seme: più lo nutro e più cresce e diventa complesso. Ovviamente, sto parlando della mia micro dimensione di scrittrice sconosciuta ai più, ma nondimeno è fonte di gioia.

 – Cosa pensi delle recensioni on-line? Sono importanti o contano poco? Sono serie e competenti o spesso sono solo i giudizi di appassionati di un genere? E come pensi che si dovrebbe reagire di fronte a una recensione negativa?

Le recensioni on-line sono un mezzo per farsi conoscere. La mia saga è stata accolta favorevolmente dai blogger, anche da coloro che sono rimasti più tiepidi. Ovviamente, ne sono molto felice. Penso che davanti a una recensione negativa non ci si debba scoraggiare eccessivamente: ci sono molti elementi che contribuiscono al godimento di un romanzo e credo che la maggior parte siano soggettivi. È indubbio che ci sono degli “ingredienti” che rendono una storia particolarmente vicina al lettore, ma non è detto che siano per tutti gli stessi. Nessun best seller è piaciuto a tutti. Cerco di ascoltare le critiche quando sono poste in maniera educata e costruttiva, l’aggressività e i disfattismi gratuiti non servono a niente.

I recensori on-line svolgono un ruolo molto importante nella diffusione di un romanzo e, molte volte, riescono a raggiungere un pubblico più vasto di giornali quotati. Penso che contribuiscano ad avvicinare il libro alle persone. Tuttavia, c’è anche chi sovrastima il proprio parere, spesso credendosi un critico letterario quando è evidente che non lo è.

 – Se volessi dare un consiglio, naturalmente non richiesto, a chi oggi cerca la pubblicazione, quale sarebbe?

Accendi un cero alla Madonna!

Scherzi a parte, ci vuole umiltà, pazienza e costanza, e quando arrivi alla pubblicazione si è solo all’inizio!

 

Ti ringrazio per la tua disponibilità e ti auguro ogni fortuna editoriale, ma sopratutto tante soddisfazioni personali.

Grazi e a te Davide, è stato un piacere e un onore partecipare a questa iniziativa. Spero che anche per te il mondo dei libri riservi tante belle sorprese.

 

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Ci vediamo domenica al Trezzo Folk & Fantasy

TREZZO FOLK & FANTASY: la seconda edizione è programmata per i giorni

5 – 6 – 7 luglio 2013

Anche quest’anno Trezzo sull’Adda torna a vivere nel mondo magico della fantasia

al ritmo della musica folk e medievale. Nel suggestivo scenario del Castello Visconteo e della Centrale Enel Taccani di Trezzo sull’Adda fino ad arrivare alle piazze nella Notte Folk, per tre giorni la Città sarà animata da concerti musicanti, giullari, armigeri, falconieri, arcieri, giochi e giocoleria, presentazione di libri e mostre. La manifestazione si chiuderà con la proiezione del film Lo Hobbit” al Castello, primo appuntamento della rassegna del Cinema sotto le stelle trezzese.

 

Sarà una ricchissima manifestazione che radunerà appassionati di musica, ma anche di animali, storia, giochi e fantasia, un tuffo in questi immaginari, che si incontrano dando vita ad un appuntamento a cavallo tra realtà e magia. Nel paesaggio più che suggestivo di Trezzo sull’Adda, tutto l’evento avrà come sfondo le magiche architetture del Castello Visconteo, della Centrale Enel Taccani e le rive del fiume Adda, dove sarà possibile passeggiare di giorno e di notte e lasciarsi coinvolgere dalle molte attività proposte. Potrete incontrare musicanti, falconieri, prendere parte ai giochi, fare attività sportiva o visite guidate, cenare nei ristoranti di Trezzo, fare acquisti nel mercatino allestito, ascoltare la musica proposta in tutte e tre le giornate, ma anche scoprire la letteratura fantasy o guardare un film immersi nello splendore di questa atmosfera. Uno scenario assolutamente insolito che sappiamo porterà grandi emozioni.

In particolare domenica 7 dicembre alle 15 presenterò il mio “E un elfo li radunò…” e alle 17 sarà Giuseppe Pasquali a presentare il suo ultimo libro “Nurnberg Fallout 14/88”.

Insomma davvero un evento da non perdervi e un’occasione per conoscerci. Vi aspetto.

Locandina dell'evento

Locandina dell’evento

 

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Sognando Leggendo

E’ il sito che ospita una recensione di “E un elfo li radunò…”, molto bella, capace di coglierne aspetti che io stesso non mi aspettavo venissero colti… se volete leggerla anche voi la trovate qui: Recensione E un elfo li radunò…

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Intervista a Stefano Mancini

– Ciao Stefano, noi ci siamo incontrati per la prima volta a Pandino, in occasione  della seconda edizione del Pandino Fantasy Festival, dove abbiamo presentato insieme i nostri romanzi, ma non c’è stato molto tempo per parlare allora ne approfitto adesso e ti chiedo, se ti va, di presentarti brevemente per chi ci legge. Magari parlandoci di te come persona e di te come scrittore, se c’è una differenza qual è?

Stefano_Mancini

Stefano Mancini

Ciao Davide, intanto grazie per questo spazio. In effetti è vero, ci siamo conosciuti in una bellissima occasione, ma col tempo forse un po’ tiranno. E allora mi presento qui e comincio dicendo che ho sempre avuto una passione per la scrittura. Amici e parenti potrebbero confermare che scrivo più o meno da quando avevo 7-8 anni e da allora non ho mai smesso, tanto da riuscire a farne anche il mio lavoro. Sono infatti un giornalista e scrivo per un quotidiano, il che mi dà la possibilità di vivere facendo quello che amo sopra ogni cosa: scrivere, appunto, una bella fortuna soprattutto in un momento particolare come quello che stiamo vivendo. Ovviamente c’è differenza fra scrivere per un quotidiano e farlo in un romanzo. La più grande è senza dubbio il fatto che, quando scrivo i miei romanzi, ho assoluta libertà, posso dare sfogo alla fantasia e dare vita a storie complesse, con personaggi che modello in base alle necessità e ai miei gusti. Quando scrivo per lavoro, invece, occupandomi spesso di cronaca, devo riportare i fatti, nudi e crudi, in maniera imparziale, per dare al lettore la possibilità di valutare da solo gli avvenimenti. Anche se non ti nascondo che spesso “la realtà supera la fantasia”, come si dice in questi casi.

Di me come scrittore concludo dicendo che sono molto rigoroso: come giornalista di solito la mia giornata lavorativa comincia nel tardo pomeriggio/sera, quindi di solito la mattina mi alzo e scrivo un capitolo del romanzo che ho in quel momento in lavorazione. Questo perché è vero che la scrittura è una passione, ma è altrettanto vero che, se non si adottano delle regole, diventa impossibile arrivare alla conclusione. Come dico spesso nelle mie presentazioni, scrivere un romanzo è un po’ come costruire una casa: mattone dopo mattone si arriva al tetto. Ma non si può pretendere di farlo mettendo un mattone ogni tanto, quando capita o quando si ha l’ispirazione. A meno che non si abbia una vita longeva come quella degli elfi…

– Ti va ora di presentarci il tuo romanzo che, se non sbaglio, non è il tuo primo romanzo, vero?

Verissimo. Come ti dicevo ho sempre scritto e la prima pubblicazione risale al 2005, con “Il labirinto degli inganni”, un’esperienza non felicissima: a posteriori ammetto che il romanzo era un po’ lento e oltretutto la casa editrice non mi ha sostenuto per nulla, contribuendo al “naufragio” di quell’esperienza. Molto meglio con il mio secondo libro “La spada dell’elfo”, ora fuori commercio, ma che ha ottenuto buoni risultati. Di sicuro, però, nulla a che vedere con quest’ultima “fatica” letteraria, “Le paludi d’Athakah”, edito dalla Linee Infinite, una casa editrice composta da seri professionisti, nella quale mi sento come in una grande famiglia, visto lo spirito che unisce staff e autori. Colgo anzi l’occasione per ringraziarli dell’opportunità che mi hanno dato e per aver creduto (e per credere ancora) nel mio lavoro e nel mio libro.

Il romanzo, lo presento brevemente, è un fantasy “classico”, ossia di quelli che piacciono a me. Io infatti sono di quegli

Le paludi di Athakah

Le paludi di Athakah

autori che scrive per se stesso, più che per i lettori. “Le paludi d’Athakah” è nato proprio in quest’ottica. Mi ero sempre domandato perché, da Tolkien in poi, uno dei temi ricorrenti nel panorama fantasy fosse l’odio tra elfi e nani. E visto che nessuno aveva mai raccontato com’era nato e perché, ho deciso di farlo io. Pur avendo quindi elementi “classici”, come appunto le razze o l’ambientazione, il romanzo credo si distingua dalle altre opere del genere per l’originalità del tema trattato. In questo romanzo non abbiamo la tipica compagnia di ventura che deve recuperare/distruggere/creare un oggetto e salvare il mondo, ma una nutrita schiera di personaggi principali che ci raccontano le loro personali vicende, che sono poi le vicende dei loro popoli, elfi e nani, che da alleati e uniti da solidi vincoli di amicizia, si ritroveranno a fronteggiarsi nella più grandiosa guerra che il mondo abbia mai visto. Ho quindi interpretato secondo il mio gusto e la mia interpretazione, uno dei grandi temi dell’ambientazione fantasy.

– Qual è stata e qual è la tua esperienza col mondo editoriale italiano? E’ stato difficile arrivare alla pubblicazione?

Come ti dicevo, ho alle spalle una ricca esperienza, frutto non solo di tre pubblicazioni con altrettante case editrici, ma anche di tanti bocconi amari ingoiati. Credo però che tutto questo mi abbia portato dove sono oggi, ossia a pubblicare con una casa editrice di buone dimensioni e con un solido nome alle spalle, che mette l’autore e il suo lavoro al centro del progetto. Rifiuti, devo dire, non ne ho ricevuti molti, ma proposte “poco chiare” o “poco limpide” a decine, anche se le ho sempre respinte. È stato abbastanza difficile pubblicare, ma con la costanza ci sono riuscito ed è stata una soddisfazione enorme.

– Nella tua presentazione a Pandino mi ha colpito il tuo chiaro riferimento a Tolkien, in che modo l’opera di questo autore ti ha influenzato e influenza i tuoi romanzi?

Premetto che, pur ammirando l’incommensurabile lavoro di Tolkien, non sono un suo fan sfegatato. Ho letto i suoi romanzi e li trovo sublimi, ma in questi anni mi sono avvicinato soprattutto ad altri autori, non soltanto fantasy, per dare ai miei romanzi un’impronta più “moderna” e uno stile più “dinamico”. Tolkien resta un genio inarrivabile, ma a volte il suo stile di scrittura resta un po’ ostico, anche a chi mastica fantasy da anni. Io mi ispiro a lui magari per le ambientazioni e per le connotazioni “razziali”, ma nel modo di scrivere preferisco essere più sintetico e diretto, dando moltissimo spazio ai dialoghi. E noto che è una caratteristica che riscuote parecchio il favore del pubblico.

– Il genere Fantasy presenta oggi, molti sottogeneri etichettati in maniera abbastanza precisa, il tuo romanzo sotto quale etichetta rientrerebbe? E credi che questa sia una reale  necessità o un vezzo del nostro tempo che ha bisogno di dare un’etichetta a tutto?

Mah, guarda, se dovessi dare un’etichetta a “Le paludi d’Athakah”, direi appunto che è un fantasy “classico”, quello che un tempo era definito “heroic fantasy”, ossia di ambientazione tolkieniana, con elfi, nani, uomini e orchi al centro delle vicende. Questo romanzo però, e spero che nessuno me ne voglia, lo ritengo avere anche alcuni punti di contatto con altri generi, primo tra tutti quello del poema epico, come ad esempio l’Iliade. E non solo per avere una grandiosa guerra decennale al centro della storia, ma anche per i tanti eroi, più o meno tragici, che lo compongono. Da qui, come dicevo, un romanzo originale nella storia, pur classico nell’ambientazione.

Quanto al discorso dell’etichettare il fantasy, tipico di questi ultimi tempi, ti rispondo: credo sia più un risultato della nostra epoca, in cui, con l’aumentare delle possibilità per tutti (ed è un bene) di scrivere e di poter esprimere il loro pensiero, in molti hanno potuto liberare la fantasia, dando vita a generi che fino a quaranta o cinquant’anni fa nemmeno esistevano. Ecco allora che questi “sottogeneri” a mio avviso sono semplicemente dei “nuovi generi”. Dopotutto… c’è spazio per tutti!

– Per te scrivere cos’è? Una necessità, o un modo per emergere? Voglia di raccontare una storia o ricerca della bella scrittura? Desiderio di condividere un’emozione o la ricerca di un’emozione?

Per me scrivere è vita. So che lo dicono tutti gli scrittori e immagino che anche per loro sia così. Ma di sicuro lo è per me. Non potrei pensare di non farlo e lo dico non tanto come vanto, ma a volte come condanna. Perché scrivere è faticoso, ti fa sputare sangue, porta via tempo, energie (fisiche e mentali) ed è una di quelle attività che devi per forza di cose fare da solo, sacrificando momenti che potresti passare in compagnia. E poi non so agli altri autori, ma almeno a me capita, quando sono in fase di stesura, di non staccare mai dal lavoro che ho in mente, perché anche mentre sono affaccendato in tutt’altre questioni, con la testa magari sono sul “mio” mondo, a pensare al capitolo successivo o allo sviluppo della storia o ancora a quello che succederà a quel particolare personaggio. Scrivere è fantastico, ma non è facile. Però non potrei farne a meno e non rimpiango una sola delle parole che ho scritto o uno solo dei minuti passati davanti al pc. In definitiva, scrivere per me è vivere. È esporre i miei pensieri, è dare vita ai personaggi, è creare storie. E poi sperare che piacciano ai lettori come piacciono a me.

– Cosa pensi delle recensioni on-line? Sono importanti o contano poco? Sono serie e competenti o spesso sono solo i giudizi di appassionati di un genere? E come pensi che si dovrebbe reagire di fronte a una recensione negativa?

Credo che valga il vecchio detto: “in un caso o nell’altro purché se ne parli”. Anche se molte, purtroppo, non sono serie come dovrebbero o come cercano di farci credere. Immagino che succeda perché i libri da recensire sono molti e quindi non si può dedicare il giusto spazio a tutti, ma molte recensioni le trovo lacunose. In ogni caso per noi autori emergenti o comunque ancora poco conosciuti, il passaparola, la recensione, l’articoletto online, sono fondamentali. Farsi conoscere è necessario, se si vuole essere letti. Quindi sono favorevole a ogni tipo di recensione. Di contro ammetto che una recensione, positiva o negativa, deve essere ben supportata da valide motivazioni e spiegazioni. Ho avuto alcuni anni fa una brutta esperienza: una “stroncatura” da chi, nel farla, non aveva problemi ad ammettere di non aver letto neppure una riga del mio romanzo “La spada dell’elfo” e tuttavia ne parlava lo stesso malissimo attraverso le pagine di un sito di “appassionati” di fantasy, rasentando lo sbeffeggiamento. Non mi ha fatto piacere e non per la critica in sé, quella ci può stare e può aiutarti a migliorare e a crescere, ma perché era immotivata. Come si può bocciare (o promuovere) un libro senza leggerlo? Sarebbe come parlare bene (o male) di un film senza averlo visto. “Le paludi d’Athakah”, finora, ha ricevuto solo critiche e recensioni positive. Ma se ne arrivassero di negative, cercherei di capire che cosa non ha convinto e mi impegnerei in futuro a non commettere lo stesso errore. Purché chi le muova si sia quantomeno preso la briga di recuperarne una copia e leggerla.

– Se volessi dare un consiglio, naturalmente non richiesto, a chi oggi cerca la pubblicazione, quale sarebbe?

Insistere, insistere, insistere. Non scoraggiarsi davanti ai “no” e soprattutto non cedere alle “offerte” poco chiare o poco pulite. Se il lavoro è valido, prima o poi la casa editrice seria se ne accorgerà. E sennò accantonate il manoscritto e passate al successivo. Il prossimo lavoro sarà di sicuro migliore, quantomeno perché avrete più esperienza alle spalle.

Ti ringrazio per la tua disponibilità e ti auguro ogni fortuna editoriale, ma sopratutto tante soddisfazioni personali.

Grazie a te per lo spazio “virtuale” che mi hai concesso. Non posso che ricambiare l’augurio e sperare di incontrarti di nuovo a qualche evento, magari entrambi con due nuovi romanzi e uno stuolo di fan urlanti.

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