Il cavaliere

Lento calava il sole e di rosso tingeva il bosco

Il cavaliere solitario si fermò a fissarlo fosco

Un altro giorno di cammino era passato

Altri volti il suo volto avevano incrociato

Aveva incontrato la gioia e se n’era beato

Aveva visto paura e coraggio aveva dato

Disperazione e pianto l’avevano fermato

Non sapendo che altro fare aveva pregato

Tirò le redini e riprese mesto quel cammino

Strinse gli occhi e si sentì come un bambino

In un mondo troppo grande, troppo forte

Un’altra notte da solo, questa la sua sorte

Nel cuore gli montò una tristezza di morte

Ripensò ai giorni con la sua dama a corte

Ma fato non era che fosse di lei consorte

Così iniziò la cerca lasciando la roccaforte

Si arrestò. Per la notte era perfetta la radura

Tolse l’elmo e sospirando scacciò la paura

Accese il fuoco, ma l’appetito non gli nasceva

Pensò a ciò che di buono nel giorno fatto aveva

Pensò a ciò che di buono domani fare poteva

Guardò le stelle, le uniche amiche che aveva

Fissò il fuoco che come il suo cuore ardeva

E la notte misteriosa e calda che lo avvolgeva

Improvvisamente la vide, dalla notte apparire

E il suo cuore crollò e niente più riuscì a capire

 

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