Archivi del mese: gennaio 2014

Intervista!

Oggi vi segnalo questa intervista che mi è stata fatta dalla brava e preparata Camilla Bottin.

Se vi va commentatela, segnalatela, linkatela… insomma fatela conoscere…

 

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Il potere delle parole

Ci stavo riflettendo un paio di mesi fa, intendiamoci è un concetto che ho ben presente. Dio crea con la Parola, io come scrittore creo con le mie parole e ciò che noi diciamo in ogni momento ha la possibilità di creare relazioni, di uccidere rapporti, di far star bene o far star male. E’ molto diverso però quando speculi sulle cose a un livello solo intellettivo e quando invece te le ritrovi concrete nel tuo vissuto. Un paio di mesi fa, dicevo, una domenica mattina i miei bambini (due gemelli che hanno due anni e mezzo) sono venuti nel nostro letto e hanno cominciato a dire che loro sono brutti e poi che noi siamo brutti. Lo dicevano ridendo, ma mi è entrato uno sconcerto nell’animo che non mi ha lasciato per molto. Brutto non è una parola che noi usiamo molto in casa, qualche volta la usiamo riferita agli oggetti contro cui sbattono, mai per le persone. Anzi io ogni giorno dico a ognuno dei miei bambini (e anche ad altri bambini se li incontro) che loro sono i più belli del mondo e che io sono fiero e orgoglioso di loro, eppure non li ho mai sentiti dire che loro sono belli. Non ne sono sicuro, ma è molto probabile che qualche altro bambino all’asilo gli abbia detto che sono brutti e questo gli è rimasto, li ha colpiti. Ma se è così qualcuno deve aver detto a quel bambino che lui è brutto, magari perché si è comportato male, magari con buone intenzioni, ma come si fa a dire a un bambino che è brutto? Una volta ero a cena da una coppia di amici, brave persone, ma li ho sentiti dire alla loro bimba di circa tre anni che aveva fatto una marachella che li aveva delusi. Non ho detto niente, dire qualcosa sull’educazione dei figli agli altri genitori è estremamente delicato e difficile, ma dentro di me mi sono intristito. Come si fa a dire a un bambino, qualunque cosa abbia fatto, che ti ha deluso, che è brutto o peggio, che è cattivo? Queste sono parole che rimangono dentro, che scavano nelle insicurezze e anzi le creano… certo ognuno di noi ha i suoi limiti e in tanti momenti i bambini ti fanno perdere la pazienza, ma comunque, a mio avviso, dire certe cose è sbagliato. Ma cosa c’entra tutto questo con la scrittura penserà qualcuno? A mio avviso c’entra perché anche lo scrittore ha questo potere di creare con le parole e quindi dovrebbe fare molta attenzione a ciò che crea, a come usa le sue parole perché può creare speranza o toglierla, può mostrare una luce o coprirla, può dare vita o toglierla. Quindi riflettiamo sempre molto su ciò che scriviamo, sul perché scriviamo o almeno spero di riuscire a rifletterci sufficientemente io.

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Cosa legge chi scrive?

Lo ammetto il titolo è più d’effetto che altro perché in realtà io non ho assolutamente idea di cosa legga chi scriva, posso però dirvi (e lo farò) cosa sto leggendo io in questo momento. In effetti qualcuno di voi potrebbe pensare che, in fin dei conti, non gli interessa certo sapere cosa leggo io, però è anche vero che questo può essere un modo per conoscersi meglio e forse se siete capitati su questo blog, magari di conoscermi un po’ meglio vi interessa.

Prima di dirvi cosa sto leggendo però, devo fare una piccola premessa, io infatti ho l’abitudine di leggere più libri in contemporanea, spero che la cosa non vi sconcerti troppo.

Ma ora basta con le premesse e arriviamo al punto (come mi dice sempre mia moglie), ecco le mie attuali letture:

–         Un dizionario del Graal e della tavola Rotonda edito da Minotauro (sono arrivato alla lettera P).

–         La raccolta di racconta di Parole per Strada dal titolo “Terra Mia”.

–         Un libro sulla storia della chiesa veronese curato da Dario Cervato (non ricordo il titolo esatto)

–         Un Dizionario Teologico (sono arrivato alla lettera I).

–         L’esortazione apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco.

–         Batman Arkham (il primo volume della serie Il Cavaliere Oscuro uscito per Mondadori)

–         La Bibbia (in realtà la sto rileggendo e sono al libro dei Giudici)

 

Come vedete si tratta di testi molto eterogenei tra di loro, ma che comunque, ognuno a modo suo rispecchia almeno una parte di me e sicuramente molto di ciò che leggo si ritrova poi in ciò che scrivo. Ma ora sono io a chiederlo a voi, cosa leggete?

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Lo Hobbit di Jackson o di Tolkien?

A dicembre sono andato a vedere il nuovo episodio de Lo Hobbit di Peter Jackson al cinema e ho pensato che forse scrivere qui le mie opinioni al riguardo magari potevano interessare qualcuno e potevano essere l’occasione di un confronto. Premetto che adoro le opere di Tolkien e per l’occasione ho riletto Lo Hobbit, ma credo anche che il cinema abbia un linguaggio molto diverso dalla letteratura e sia giusto che lo utilizzi, quindi un film tratto da un libro non deve essere la mera trasposizione del libro, ma una sua reinterpretazione. Complessivamente questi due episodi di Lo Hobbit diretti da Jackson convincono come film, avvincono e affascinano e sopratutto riescono a ricreare le atmosfere che lo stesso regista ci aveva proposto, con grande successo, nella sua trilogia de Il Signore degli Anelli. Il film è quindi visivamente molto bello, i personaggi ben caratterizzati e ci si ritrova immersi nelle atmosfere della Terra di Mezzo con un racconto a tratti epico e ricco di rimandi ai film precedenti. Il problema vero sorge quando lo si confronta col libro, come dicevo all’inizio sono due media diversi e quindi che hanno due linguaggi diversi ed è sacrosanto che il regista reinterpreti il libro nel creare il film, ma in questo caso ci troviamo di fronte a due cose molto diverse sopratutto nella loro essenza a mio avviso. Lo Hobbit scritto da Tolkien è poco più di 300 pagine e ha lo stile di una fiaba tanto che i nani protagonisti sono descritti quasi con caratteri macchietistici (ad esempio ognuno di loro ha un cappello o cappuccio di colore diverso) e l’unico momento che accenna a rimandare a qualcosa di epico è il combattimento finale tra elfi, uomini, nani e gli orchi che tra l’altro è descritto in poche pagine. Lo Hobbit diretto da Jackson è invece suddiviso in tre film e ha uno stile epico che cerca, come già detto, di ricreare lo stile epico de Il Signore degli Anelli, tanto è vero che, ad esempio, i nani sono descritti sin da subito con una fierezza e tragicità che nel libro non hanno e nel film lottano con Smaug fino all’inverosimile mentre nel libro ne hanno così fifa da non incontrarlo mai. Al contrario il signor Baggins si mostra nel film molto più pusillanime di quanto non sia nel libro (dove, ad esempio, decide la sera stessa dell’incontro coi nani di partire con loro e non l’indomani come descritto nel film) e tutte queste differenze si notano non poco almeno fino ad ora. Quindi non mi dilungo oltre, mi piacerebbe sapere la vostra opinione, ma ribadisco che Lo Hobbit di Peter Jackson sia un buon film fantasy che si collega bene al suo Signore degli Anelli, ma non sia Lo Hobbit di J. R. R. Tolkien.

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