Archivi del mese: febbraio 2014

Scrittori o autori?

Riflettevo sul’intervista a Simone Draghetti dove lui non si definisce scrittore, bensì autore. La distinzione che fa è che lo scrittore è colui che vive della propria scrittura, mentre l’autore è colui che inventa, crea qualcosa di suo. Non avevo mai visto che le cose in questo modo, ma devo dire che mi trovo a concordare con Simone. In realtà io non mi sono mai considerato uno scrittore, bensì un narratore, cioè qualcuno che ha una storia da raccontare e lo fa per mezzo della scrittura, non qualcuno che vede nella scrittura l’unico mezzo che potrebbe usare per raccontare la sua storia, ma l’unico che sa usare. Quindi per me la scrittura è solo un mezzo, nulla di più, il fine è la storia. Guardandomi intorno vedo molte persone che provano la strada della scrittura, non so perché, io spero lo facciano perché hanno una storia da raccontare o qualcosa da dire, cioè sperano che sia perché vogliono e sono autori, come diceva Draghetti, non perché hanno in testa un’idea dello scrittore che non è quella che poi corrisponde al vero, cioè pensano lo scrittore una persona coperta di fama e soldi… questo porta poi spesso a frustrazioni brutte e pesanti nella vita quotidiana, perché raramente uno scrittore fa fortuna, un po’ perché il talento per la scrittura ce l’hanno in pochi, un po’ perché ci vuole anche fortuna e un po’ perché alle volte nella vita devi fare anche delle scelte (ad esempio tra scrittura e famiglia) e non sempre sono scelte facili. In ogni caso io vorrei esortare chiunque mi legga, sia egli un narratore, uno scrittore o un autore o forse semplicemente un lettore, di non prendersela se non riesce a raggiungere il pubblico e i risultati che desidera, di provarci sempre, ma di non prendersela e di non mollare mai, ma di continuare sempre a ideare, inventare, creare, ma con amore per ciò che crea, non in vista di altro perché solo le cose che facciamo per amore, nella nostra vita, contano davvero qualcosa.

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Padovando Magazine

Vi segnalo questa nuova, bella recensione uscita su Padovando Magazine a cura di Camilla Bottin

E un elfo li radunò…

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locandinaconcorsoletterarioCORRETTAOggi vi segnalo questo interessantissimo concorso a tema Fantasy anche perché sono nella giuria, per maggiori informazioni trovate tutto su www.ilsentierodeidraghi.it

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Intervista a Simone Draghetti

Oggi intervistiamo Simone Draghetti, direttore editoriale di Linee Infinite e scrittore, anzi autore come spiegherà lui stesso.

– Ciao Simone, devo dire che è insolito intervistarti perché tu per me rappresenti Linee Infinite, la casa editrice che ha deciso di scommettere sul mio romanzo “E un elfo li radunò…”, il mio editore, insomma, ma tu sei anche uno scrittore. Ti va quindi di presentarti brevemente per chi ci legge? Magari parlandoci di Simone, di Simone Direttore Editoriale di Linee Infinite e di Simone scrittore?

Simone Draghetti

Ciao Davide, ti ringrazio per l’opportunità di fare quattro chiacchiere sul tuo blog.

Simone è una persona semplice, innamorata della vita e di tutte le sue sfumature. Sono un inguaribile viaggiatore, adoro visitare paesi stranieri, immergermi nella loro cultura, nei loro usi e costumi, nelle loro tradizioni. Sono appassionato di medioevo e di storia ed adoro ascoltare musica metal, rock, prog., classica e folk dei paesi del nord e dell’est Europa. Sono una persona semplice che ama leggere, principalmente romanzi ma anche saggi ed a volte, poesia.

Simone Draghetti direttore editoriale, come mi hai definito tu, è come il Simone di cui sopra, forse più professionale ed attento ai fabbisogni dei suoi autori e attento a promuove la sua Azienda nella maniera migliore.

Simone  scrittore non esiste. Esiste il Simone autore o appassionato di scrittura. Purtroppo in questo bellissimo mondo, l’editoria, troppe persone dimenticano qual è il vero significato di Scrittore. Io posso definirmi autore perché compongo testi, ma Scrittore no. Semplicemente perché la scrittura non mi da da vivere. Uno Scrittore è colui che lo fa di mestiere, come un muratore costruisce case o  un elettricista fa impianti elettrici o un infermiera cura i malati. Troppo spesso gli autori si definiscono Scrittori, ma la differenza c’è ed è enorme. Mi fanno ridere le persone che su Facebook scrivono “Tizio Scrittore” o “Caio Scrittore”. Io sono Simone Draghetti, punto e basta.

– Rimaniamo sul tuo ruolo di Direttore Editoriale , che panorama di esordienti vedi intorno a te, per la tua esperienza? C’è talento, improvvisazione, superbia, voglia di comunicare o non so cos’altro? E che consiglio, naturalmente non richiesto, ti senti di dare a chi cerca una pubblicazione?

Un panorama desertico, privo di idee e di spunti interessanti. Detto così potrebbe essere un

disastro, ma non lo è. In realtà su cento libri che arrivano alla casa editrice, due, al massimo tre,

Brezza d'Oriente

Brezza d’Oriente

sono degni di nota. Creati da persone che sanno scrivere e che hanno idee, che vogliono divulgare buona letteratura a 360°. Troppo spesso entro in contatto con autori esordienti colmi di superbia, persone che vogliono fare gli agenti di se stessi, puntando alla vendita dei libri invece che al loro contenuto. Troppi emergenti vogliono saltare la gavetta ed entrare nell’”olimpo” della letteratura. Non funziona così. Non serve vendere valanghe di copie per definirsi a tutti gli effetti uno scrittore di fama, devi comunque averne le qualità, la sensibilità, l’amore per quello che crei. Sembra che ormai in Italia tutti scrivano. Poi ti ritrovi tra le mani libri che sono letteralmente spazzatura e che infestano il mercato editoriale, saturandolo. Fortunatamente dall’altro lato della barricata ci sono persone umili, creative, geniali, che forse meriterebbero molto di più di quello che in realtà raccolgono. Queste sono le persone da tenere d’occhio, gli Scrittori del futuro.

– Passiamo ora invece al Simone scrittore, ti va di presentarci i tuoi libri, sopratutto Lucky 77 che è l’ultimissimo uscito?

Domanda difficile, non amo autorecensire i miei scritti, non riesco mai ad essere obbiettivo.

Lucky 77

Lucky 77

Partiamo dal lontano 2004. Il primo romanzo pubblicato si chiama “brezza d’oriente” una storia romantica ambientata in Russia. L’amore tra una ex prostituta russa ed un uomo italiano viene ostacolata dalla mafia russa. Un romanzo acerbo che forse andava sviluppato maggiormente. Ma è stata la mia opera prima e ci sono affezionato.

Nel 2007 è uscito “Il buio e la luce” breve raccolta di racconti che si snodano tra amore ed horror. Nel 2010 vede la luce Registan, romanzo ambientato in Uzbekistan. La storia narra le vicende di Helena, giovane Uzbeka di etnia russa, un misto tra una Nikita ed un eroina di altri tempi. Azione, dolore e avventura si mischiano all’interno del romanzo, con un occhio alle controverse vicende che hanno attraversato l’Uzbekistan dalla caduta del regime Sovietico ad oggi.. Il 2011 è stato un anno di uscite intense. Prima “Love and darkness” raccolta di racconti. Anche qui amore e d horror la fanno da padrone. Successivamente è stato pubblicato “Non Nobis Domine” romanzo d’avventura scritto con un’altra autrice di Linee Infinite: Cinzia Baldini.

Lucky 77 invece è una raccolta di racconti che però si differenzia dalle altre due per i temi trattati. All’apparenza potrebbero sembrare racconti d’horror, in realtà le tematiche trattate sono varie. In pratica ho utilizzato metafore per esorcizzare i mali di una società moderna e corrotta. Una società dove è più importante il denaro delle persone. D’attualità.

– Tu hai scritto sia romanzi che racconti e hai pure scritto opere a più mani, dove è che ti sei divertito di più e dove invece hai trovato più fatica?

Ogni libro è una esperienza particolare, unica. Il primo è stato quello in cui mi sono divertito di

Non nobis Domine

Non nobis Domine

più. Quello in cui credevo. E’ stato come vivere un momento di folle esaltazione mentre mettevi su carta quello che ti passava per la testa, creando una storia ed i suoi personaggi.

Quello che mi ha messo più in difficoltà ma che mi ha fatto anche divertire è stato “Non Nobis Domine” scritto con Cinzia Baldini. Divertente perché ti potevi confrontare con una autrice di razza, con una persona che sa il fatto suo in termini di scrittura. Era divertente rincorrersi, inviandosi via mail i capitoli e proseguendo da dove l’altro aveva finito.

Difficile perché Cinzia scrive in terza persona al presente…per me una forma difficile da assimilare.

Invece i momenti più rilassanti li posso ricondurre alla creazione dei racconti. Come dice sempre il grande Stephen King: “i racconti sono una palestra ed ogni autore dovrebbe concedersene una manciata all’anno per rimanere in forma.”

– E’ più facile essere un editore o un autore?

Love and Darkness

Love and Darkness

Assolutamente essere un autore. L’editore è un lavoro difficile, a volte devi prendere decisioni rischiose che possono anche determinare la cattiva riuscita di un volume. Considera inoltre che quando incominci ad avere cento-centoventi autori, ognuno con le proprie esigenze, richieste, capricci, vendette, gioie e dolori, sindrome della star ed altre cose del genere, il lavoro si fa complicato e difficile. A volte un autore ti chiama per un consiglio, a volte per una confidenza, a volte il fidanzato l’ha lasciata e vuole essere consolata. Tutte cose che fanno parte del gioco, ma che alla fine rischiano di minare la vita privata di chi fa questo tipo di attività. Sì, fare l’editore è difficile.

– Oggi nell’editoria si ritrovano una marea di generi e sottogeneri, credi che questa sia una reale necessità o un vezzo del nostro tempo che ha bisogno di dare un’etichetta a tutto?

Sicuramente è un vezzo e non ne vedo la necessità. Ma purtroppo è così e bisogna adeguarsi, soprattutto nel genere fantastico. Gli autori ed i lettori del fantastico sono i più difficili, i più esigenti. In questo genere si formano poi tutti sottogeneri che vanno ad

Registan

Registan

incasinare il tutto.

In linea di massima questa cosa si è formata in tutti i campi, non solo in quello letterario, quindi non vi do troppo peso.

– Oggi la rete permette di divulgare ciò che passa per la testa, anche quando è sciocco, con estrema facilità che peso hanno, secondo te, per uno scrittore oggi (e anche per un editore) le opinioni, i commenti, le recensioni che si possono avere in rete. Possono decretare un successo o un flop o sono più da “non ti curar di loro, ma guarda e passa”?

Inizialmente quando era partita l’avventura di Linee Infinite mi infuriavo spesso quando raccoglievo nel web recensioni negative, non tanto sui libri, ma sulla casa editrice. Il più delle volte rispondevo ai detrattori e ci discutevo. A distanza di sette anni abbiamo dimostrato che Linee Infinite è una realtà seria e professionale, per l’amor del cielo, abbiamo anche noi dei difetti, ma cerchiamo di fare al meglio il nostro lavoro. I detrattori sono diminuiti ma, soprattutto nel campo del Fantasy classico non siamo ben voluti e sinceramente non capisco il perché. Abbiamo degli ottimi volumi, con copertine decisamente superiori ad altre pubblicazioni e una cura del libro buona. Eppure i detrattori continuano imperterriti.

Ad oggi non mi curo più di una critica o di un attacco sul web. E’ sempre pubblicità e la pubblicità è la base del commercio, anche se si tratta di libri.

Per Simone autore invece le critiche nel web sono solo pettegolezzi, inutile frivolezze a cui non fa caso. Se a una persona piacciono i miei volumi sono contento, se non piacciono non mi interessa. Alzo le spalle e vado avanti per la mia strada.

 

Ti ringrazio per la tua disponibilità e ti auguro ogni fortuna editoriale, ma sopratutto tante soddisfazioni personali.

 

Grazie a te Davide e a tutti i lettori del tuo blog.

Fan di Simone Draghetti alla sua ultima presentazione

Fan di Simone Draghetti alla sua ultima presentazione

 

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