Intervista con Jessica Sartori

– Ciao Jessica, ti va di presentarti brevemente per chi ci legge?

Ciao a tutti, sono Sartori Jessica, ho 35 anni e vivo a Peschiera del Garda. Sono sposata da 5 anni, ho tre gatti e una cagnolina. Sono impiegata a tempo pieno in uno studio di commercialisti. Amo gli animali e la natura.

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Jessica Sartori

 

– Come nasce il tuo romanzo? E’ vero che una delle cose che ti ha ispirato è stato il tuo amore per Harry Potter?

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La copertina di Milva Punch e il giornottano d’acqua

Esattamente. Quando lessi l’ultima parola dell’ultimo libro della saga di Harry Potter, mi sentii improvvisamente sola, svuotata. Era come se avessi perso la compagnia di amici cari, così decisi di inventare dei personaggi che sarebbero stati con me per sempre. Il giorno del mio trentunesimo compleanno, iniziarono, così, le avventure di Milva Punch e dei suoi amici, in un mondo straordinario, dove trovano vita tutte le cose che amo di più, i miei sogni di bambina, gli animali più magici, dove si intrecciano mistero, meraviglia e avventura e dove ami, lotti, soffri e gioisci con lo scorrere veloce delle pagine.

 

– Quanto influisce il tuo lavoro in ciò che scrivi?

Il mio lavoro non influisce, semmai è il contrario. Il mondo nel quale entro, quando scrivo, mi permette di rilassarmi e di lasciarmi andare. È una specie di catarsi, dove i pensieri agitati diventano miele dorato e le preoccupazioni si disperdono in un torrente gorgogliante abitato da farfalle e folletti.

 

– Qual è, secondo te la difficoltà maggiore di uno scrittore esordiente oggi?

Imporre a se stesso la disciplina, trovare tempo, ritagliare uno spazio di serenità e pace nel proprio cuore per far entrare i pensieri creativi, nutrire la propria fantasia, staccarsi dalla bruttura dalla quale siamo bombardati ogni giorno. Trovare una casa editrice seria che creda in lui e lo accompagni nella sua crescita. La difficoltà maggiore rimane, comunque, quella di credere sempre in sé stesso.

 

– Il genere Fantasy presenta, soprattutto oggi, molti sottogeneri etichettati in maniera abbastanza precisa, credi che questa sia una reale necessità o un vezzo del nostro tempo che ha bisogno di dare un’etichetta a tutto?

Ormai si etichetta qualsiasi cosa. Si stabiliscono regole, paletti, si fanno confronti, si ergono termini di paragone assoluti, si vuole determinare cosa sia giusto o sbagliato. Succede anche con i libri, addirittura molti sostengono che ci sono generi letterari inferiori rispetto ad altri. Io mi rifiuto di imparare la differenza tra un sottogenere ed un altro. Non nascondo di essere assolutamente ignorante sui sottogeneri del fantasy, solo per citare quello che dovrei conoscere maggiormente dato che “Milva Punch e il giornottano d’acqua” fa parte del genere fantasy. Tanto più, poi, che la mia storia è reale, solo che si svolge in un mondo parallelo al nostro. Per me non è fantasy, è solo il racconto di una storia, come se l’avessi vissuta in prima persona.

 

– Che peso hanno, secondo te, per uno scrittore oggi le opinioni, i commenti, le recensioni che si possono avere in rete. Possono decretare un successo o un flop o sono più da “non ti curar di loro, ma guarda e passa”?

Hanno molto peso. Oggi si leggono libri di successo, quelli che vengono suggeriti da amici e dai media (compresi facebook e blog). Un libro di cui non si parla rimarrà un libro non letto. Per questo per uno scrittore sono molto importanti le recensioni e i commenti. I gestori di pagine e blog hanno molta responsabilità!

Per quanto mi riguarda, i criteri di scelta rimangono quelli di quando ero ragazzina. Entro in una libreria e mi faccio guidare dalle emozioni, dalla copertina, da quello che mi suggerisce il titolo, da quello che cerco in quel particolare momento. È sempre il libro giusto che sceglie me.

 

Ti ringrazio per la tua disponibilità e ti auguro ogni fortuna editoriale, ma soprattutto tante soddisfazioni personali.

Grazie a te, per la tua generosità e la tua bontà d’animo. Grazie ancora a tutti.

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